Foto di Daniele Gussago, Catia e Deborah
“L’arte che lascia i territori istituzionali è capace di modificare la realtà e le persone che incontra.”
In questa breve frase è raccolta l’essenza di questo progetto realizzato a fine 2011 presso la sezione femminile del carcere di Verziano. L’arte performativa come mezzo per avvicinare persone che vivono in una condizione di temporanea privazione della libertà. L’equazione arte = libertà è stata dunque messa alla prova nella sua essenza più intima. I temi scelti come ispirazione per la creazione dell’atto artistico sono stati la bellezza e il silenzio. Temi che sono stati proposti e poi sviluppati assieme alle detenute alle quali è stato inoltre chiesto di scrivere e disegnare i propri pensieri e i propri vissuti durante le lunghe ore passate in cella. A rendere un po’ più complessa l’operazione sono state alcune inevitabili limitazioni tecniche e lo scarso tempo per preparare la performance. Le arti sperimentate sono state danza, teatro, canto e fotografia. Alle attrici, assolutamente volontarie, si sono infatti affiancate due detenute in veste di fotoreporter che hanno potuto documentare tutte le fasi di preparazione dello spettacolo finale che ha visto le prove generali aperte agli altri ospiti della casa di detenzione. La sfida di portare l’arte in carcere e di far partecipare attivamente un gruppo di detenute che hanno accettato questa avventura senza sapere nulla di quello che stavano per affrontare si può tranquillamente dichiarare vinta alla luce del successo dello spettacolo finale che ha consentito di aprire le porte del carcere ad un pubblico esterno.
Il progetto ha visto la direzione generale di Angelo Piovanelli e la direzione artistica di Giulia Gussago. Gli altri docenti che hanno affiancato Giulia Gussago (danza) sono: Domenico Franchi (scenografie), Sergio Isonni (recitazione), Massimo Guerini (canto), Daniele Gussago (fotografia).