La fotografia di spettacolo, dal teatro alla danza passando per le performance.
L’interpretazione o la reinterpretazione del pensiero del coreografo o del regista e dell’azione del danzatore o dell’attore, per loro natura dinamiche e fondamentalmente irripetibili, attraverso un mezzo “statico” e “permanente” come la fotografia pone delle sfide interessanti. Il problema è riprodurre la dinamica della coreografia e fornire dunque una documentazione “oggettiva” dello spettacolo o cercare una interpretazione personale dello spettacolo? Inutile dire che la seconda risposta è quella più interessante, per la prima certamente un video a inquadratura fissa è certamente più indicato (anche se a mio parere terribilmente noioso). Assistere ad uno spettacolo teatrale guardandolo attraverso il mirino della macchina fotografica è già notevolmente diverso che godere dello spettacolo direttamente con gli occhi. Se poi, come sempre accade, sulla macchina fotografica è montato un teleobbiettivo allora lo spettacolo si trasforma completamente. In un certo senso il fotografo gode di una visione privilegiata, più ravvicinata e più diretta con l’attore o il danzatore. La fotografia è essenzialmente una scelta. Una scelta di inquadratura e una scelta di tempo, il momento dello scatto. Le foto di uno spettacolo sono quello che il fotografo ha deciso, insindacabilmente, di far vedere all’osservatore delle immagini. Gli spettatori che hanno assistito dal vivo ne possono trarre nuove impressioni, chi non ha assistito può liberamente immaginare e farsi trasportare dalle emozioni passate dalle immagini. Chi ha preso parte attiva allo spettacolo può vedersi riflesso in uno specchio altrimenti impossibile.